















E’ storia antica quella dell’Hotel Tosco-Romagnolo, una storia che affonda le radici almeno dal 1600 quando a Bagno di Romagna, a cavallo dell’appennino, le diligenze trasportavano i viandanti da una parte all’altra delle montagne, da Cesena verso Firenze e Roma, e viceversa, fermandosi in questa stazione di posta.
Stazione di posta che è rimasta la stessa, ovviamente riammodernata, diventando il confortevole Hotel Tosco-Romagnolo, scelto da moltissime persone, che salgono fin quassù certi di trovare un ambiente ideale per rilassarsi, godere dell’aria frizzante di montagna, ma soprattutto per gustarsi I manicaretti di uno chef stellato qual’è Paolo Teverini.
Il Ristorante "Paolo Teverini", parte integrante dell’Hotel, è un moderno locale, dal sapore antico, raccolto e riservato nel contesto che lo ospita; recentemente premiato per la miglior carta dei vini e segnalato in molte guide gastronomiche fra i primi posti delle prestigiose classifiche culinarie.
“Creare la Carta Ristorante è un compito difficile ma estremamente emozionante. Esprimo attraverso i miei piatti le mie emozioni, i miei stati d'animo, le mie conoscenze...”, ci ha detto Paolo, raccontandoci un po’ della sua straordinaria esperienza.
Come ti sei avvicinato alla grande cucina?
“Nel dicembre del 1969 ho iniziato la scuola alberghiera – afferma – ma la mia non è stata una scelta dettata dal desiderio di fare il cuoco. Dopo gli studi all’Istituto commerciale, ho cominciato a lavorare in un ufficio, ma dopo un giorno e mezzo di lavoro mi sono licenziato: non mi piaceva stare seduto ad un tavolo a scrivere. Lo stesso pomeriggio ho portato l’iscrizione alla scuola alberghiera per vedere se questo lavoro mi sarebbe piaciuto. E’ stata una folgorazione: mi è piaciuto tanto che ancora oggi, dopo 40 anni, sono sempre qui che lo faccio con grande piacere”.
Quando hai iniziato ad occuparti anche del cioccolato?
Credo di aver iniziato a seguire il cioccolato fin dalla scuola alberghiera, ovviamente approfondendo con il passare del tempo. C’erano “contaminazioni” che mi intrigavano.

Il cioccolato, per te, rappresenta uno strumento di lavoro o è più una passione?
Inizialmente l’ho visto come uno strumento di lavoro, un mezzo per creare qualche piatto diverso dal solito; col passare del tempo però, mi ha coinvolto sempre di più e tutt’ora devo dire che riesce a coinvolgermi emotivamente.
Come scegli i prodotti che poi elabori nelle tue creazioni in cucina?
I prodotti li scelgo seguendo l'istinto e l'emozione. Un prodotto deve provocare in me una sensazione di bellezza, bontà ed emozione per la scoperta. Deve farmi felice di usarlo. I cacao e la cioccolata ci riescono benissimo.
Come è nata la tua ultima creazione?
Volevo creare un dolce con il gusto di cioccolato puro, con consistenza cremosa, accompagnato da qualcosa di acido. Dopo un po’ di applicazione e di studio, mi è venuta l’ispirazione e così è nata la “barretta di cioccolato ai lamponi con gelato di lamponi e zenzero”.
Quali sono le emozioni che ti dà la materia su cui lavori?
L'emozione più bella è quella di veder nascere da un prodotto un cibo che magari hai pensato per tanto tempo, ma che se non fosse arrivata quella situazione particolare non avresti potuto farlo.
Perché hai scelto di partecipare al Salon du Chocolat e che cosa ti aspetti da questa manifestazione?
Perchè il Salon du Chocolat è una manifestazione di importanza mondiale e mi permetterà di stare a fianco dei professionisti più bravi di me in questo settore. Inoltre, come presidente del gruppo “Chef and Chef”, spero che la nostra associazione si metta in mostra per quello che veramente sa fare ed avere la possibilità di trasformare in lavoro l'entusiasmo che ci accompagna.
Quale preparazione proporrai al Salon du Chocolat di Bologna?
Parteciperò al salone in più momenti; uno dei piatti che farò sarà una pasta fatta in casa con granella di semi di cacao.

Prospettive e progetti futuri?
Il futuro: bella domanda. Posso però dire quello che vorrei. Mi piacerebbe che il futuro prossimo della cucina fosse che questa professione si basasse essenzialmente su alcuni cardini, quali il rispetto delle tradizioni accompagnate dal giusto grado di innovazione ma, soprattutto, il gusto e l'etica professionale. Bisogna che qualcuno la smetta di parlare, ma si dia da fare e faccia.