

















Ritorniamo sul libro realizzato qualche tempo fa da Miria Gasperi, dal titolo “Boschi e vallate dell’appennino romagnolo”, edito dalla società editrice “Il Ponte Vecchio” di Cesena, con importanti contributi di Oscar Bandini, Carlo Lovari e William Rossi Vannini.
Miria Gasperi qui racconta di una storia romantica che coinvolge un personaggio famoso. Chi fosse interessato al suo libro, può richiederlo anche direttamente all’autrice, scrivendole una mail utilizzando il contatto rapido in fondo all'articolo.
Chi percorre le strade dal fondo valle dove scorre il fiume Savio e poi sale a S. Piero in Bagno fino al monte Comero, alla Ripa della Moia, al monte Fumaiolo, può scendere giù a Verghereto, o può proseguire sino alle Balze di Verghereto, poi a monte Coronaro, per giungere a Bagno di Romagna e tornare a S. Piero, deve sapere di essere stato preceduto cent’anni or sono da Gabriele D’Annunzio, che rimaneva anche per intere settimane al Casale, sopra Ronco dell’Asino nel comune di Verghereto, per vivere la sua storia d’amore con Giuseppina Giorgi.
Il poeta pescarese amava profondamente la nostra Romagna, che aveva iniziato a conoscere quando, scendendo a cavallo da Marradi, approdava a Faenza per adempiere agli obblighi del servizio militare nell’anno 1889.
Ma a partire dall’anno 1907 Gabriele D’Annunzio cominciò a percorrere, venendo dalla sua tenuta “La Capponcina” di Settignano in quel di Firenze, la valle dell’Alto Savio per sostare e pernottare all’Albergo del Ponte di S. Piero in Bagno.
Aveva 45 anni ed era nel pieno della sua presenza fisica e ormai all’apice della sua forza e originalità poetica.
Realizzava attorno alla sua fantasiosa creatività, alle sue opere, alla sua esistenza, successi e riconoscimenti che lo rendevano sentimentalmente irresistibile per le donne, che riusciva a coinvolgere nella sua rete amorosa tesa abilmente e con determinazione.
Fu così anche per la giovane contessina Giuseppina Giorgi, sposa del conte Mancini di S. Sofia e sorella del marchese Rodolfo Giorgi, podestà di S. Sofia. Lei cercò di resistergli, fuggiva e Gabriele D’Annunzio l’inseguiva; da Roma a Milano, da Firenze sino al Casale, sopra Ronco dell’Asino, sull’Appennino, nel Comune di Verghereto.

Immersa fra i crinali, nascosta nel casale tra le faggete oltre il Passo della Biancarda, raggiungibile percorrendo una mulattiera, la contessina si sentiva al sicuro. Ma è proprio da S. Piero in Bagno che Gabriele D’Annunzio la raggiungeva fino al Casale per dare inizio e vivere la loro bellissima storia d’amore.
Chi, per mantenere in vita solo il mito dell’amatore rotto a tutte le esperienze, non ha voluto far conoscere questa storia d’amore, ha scritto trattarsi di un amore passeggero e finito, di una avventura.
Volete una prova di questo amore con Giuseppina che D’Annunzio aveva eletto “a indivisibile compagna tutta per sé e per sempre”? Gabriele D’Annunzio scrive la prima lettera a Giusini il 2 luglio 1906.
Siamo all’11 febbraio 1907; questo giorno d’amore con Giusini “D’Annunzio non lo cancellerà mai più dalla memoria e dal sentimento; lo inserirà anzi nel suo calendario di fortuna e nostalgia: S. Giusini”.
Undici anni dopo, D’Annunzio sceglierà quel giorno, 11 febbraio 1918, per la sua audace impresa di Buccari e poche settimane dopo scrive alla inobliata Giusini: “tu sai che nella notte di Buccari pensai a te”.
Gabriele D’Annunzio le scrive l’ultima lettera l’11 febbraio1938 dal Vittoriale, dove muore venti giorni dopo, il 1° marzo 1938.